La voce dalla trincea: parla il Dott. Prandini
25 marzo 2020

Il Dott. Valentino Prandini, Responsabile della Chirurgia del San Pellegrino, ci racconta com'è la vita in Ospedale in questi giorni:

"E’ sempre difficile parlare di un’epidemia, di un’emergenza, figuriamoci di una pandemia; ci risulta quasi impossibile comprenderla, spiegarla, giustificarla. E’ un giorno come tanti all’ospedale San Pellegrino di Castiglione: strade vuote, piazzale vuoto, anime vuote, pronto soccorso intasato e ovunque ansia ed incertezza. Provo a farmi piccolo, piccolo e mettermi negli occhi dei parenti che da giorni sostano fuori dalle stanze covid, inaccessibili, provo a penetrare quegli sguardi, i sospiri, le lacrime di quegli uomini e quelle donne, strappati brutalmente alla loro serena quotidianità, da uno sconosciuto virus di pochi nanogrammi, il coronavirus. Ci provo, ma è quasi impossibile. Al San Pellegrino, così come immagino in gran parte delle realtà sanitarie della Lombardia, il sistema è impazzito rapidamente ed esponenzialmente. La richiesta ha subito surclassato l’offerta ed in pochi giorni più dei due terzi dei posti disponibili sono stati occupati dai malati covid-19, la terapia intensiva è esplosa. Si tanno togliendo i ventilatori delle sale operatorie per aggiungere postazioni di rianimazione in Pronto Soccorso. I reparti chirurgici sono stati requisiti per i pazienti covid, il già citato Pronto Soccorso è una trincea, paralizzato da pazienti provenienti dal territorio mantovano e dalle vicine province. Il personale, decimato giorno dopo giorno, sta lottando stremato, ma con ferocia, si vuole andare avanti; oss, infermieri, medici, amministrativi, tecnici, autisti, manutentori, addetti alle pulizie, tutti qui stanno facendo la loro parte, anzi di più. Ci si trascina con le gole arse da mascherine che non ti fanno respirare bene, con camici impermeabili che ti impacciano, bevendo poco, mangiando poco, riposando poco … ma finirà! Ogni giorno risuona l’eco di amici e colleghi che sono risultati positivi, sono in quarantena, sono ricoverati, in questa maledetta roulette russa sanitaria. E ogni giorno lotti ancora di più, per loro, per le loro famiglie, per i più fragili, per chi purtroppo non ce l’ha fatta ed era solo, per chi guarito invece torna a casa. Anche qui a Castiglione come in tanti altri presidi ci si sta attrezzando, ma le risorse sono poche. La generosità di tanti benefattori, e ad esempio per tutti cito la comunità cinese che ha donato le mascherine FFP2, è encomiabile. La città sta rispondendo con entusiasmo, vigore, in ogni modo: offerte in denaro, apparecchiature, mascherine, pizze, bevande, porzioni di grana, indumenti e così via, una sterminata lista di generosità. Abbiamo iniziato anche al San Pellegrino la sperimentazione clinica con Kevtara (farmaco indicato per il trattamento dell’artrite reumatoide) ed il trattamento di alcuni casi con Kaletra, un antivirale usato in pazienti con HIV, ed attendiamo fiduciosi i prossimi responsi. In questo momento drammatico, del quale vorremmo intravedere presto la fine, possiamo affermare con orgoglio che tutti hanno fatto e stanno facendo la loro parte. Come ogni evento traumatico per lungo tempo ci porteremo queste ferite nel cuore e nella mente, ferite che dovranno però insegnarci a non commettere più gli errori che magari ci sono stati e fortificarci come gruppo unito e compatto. Le lacrime, le parole sommesse, i sorrisi appena accennati dei pazienti guariti che tornano a casa, siano la nostra ricompensa, e speriamo un giorno che tutto questo sia ricordato come un brutto sogno, niente di più".